A cura di Monica Rovati Trombin
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Ecco la nostra recensione di La Grazia, il film di Paolo Sorrentino che apre ufficialmente l’82° edizione della Mostra del Cinema di Venezia
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Paolo Sorrentino torna finalmente al Festival del Cinema di Venezia con La Grazia, il film che apre ufficialmente l’82° edizione della Mostra. La pellicola sancisce il lungo e proficuo sodalizio con Toni Servillo, ancora una volta protagonista indiscusso nel ruolo inedito di Presidente della Repubblica italiana. Scontato dirlo che il titolo è profondamente legato all’Italia e la sua cultura, quindi forse non sempre del tutto facile da comprendere per chi non vive le situazioni del nostro Paese.
Al suo fianco poi troviamo un ottimo cast composto da Anna Ferzetti, nel ruolo della figlia giurista, Massimo Venturiello in quello di Ministro e una magnifica Milvia Marigliano nei panni della migliore amica del protagonista. Ecco dunque la nostra recensione
La Grazia è un mix di temi e sottotrame, che ha l’ambizione di parlare d’amore, di diritto e di coscienza, senza però mai perdere quel tocco leggero o l’ironia tagliente tipica del regista, unendo sapientemente commedia e dramma. È anche un titolo che racchiude tutte le classiche raffigurazioni tipiche di Sorrentino, che ritroviamo a rotazione in quasi tutti i suoi prodotti.
C’è effettivamente tutto: il parente – in questo caso la figlia, il confessore – il Papa (super moderno e nero), il segretario cattivo, l’ambasciatrice bella e sexy che ammicca spudoratamente al protagonista e il palazzo, a metà strada tra la casa e la fortezza meravigliosa ma comunque prigione. A questo si aggiunge l’inserimento dell’arte in varie forme artistiche, soprattutto del surrealismo, sia a livello di tecnologia ma soprattutto di musica: una colonna sonora intrigante ma atipica per il racconto che il regista porta sullo schermo, o meglio brani che solitamente non assoceresti ad una figura politica.
Si parte prima con sonorità minimaliste che raggiungono quasi la tecno, impattanti e perforanti, per poi passare al rap del popolarissimo e amato Guè Pequeno, che per giunta appare persino in alcune scene del film.
Ovviamente ciò fa esplodere La Grazia è l’interpretazione di Servillo, ancora una volta impeccabile e credibile nel ruolo del Presidente. Porta in scena un uomo di indubbio potere ma che nasconde in realtà un trauma del passato nel suo cuore. Un uomo “rotto”, come viene detto più volte nel film, che cerca una soluzione per essere aggiustato. Un giurista eccezionale divento Presidente proprio per il suo grande lavoro, per il suo carattere fermo come il cemento armato (nomignolo che gli viene attribuito dai colleghi politici e ministri) e capace di mediare tra le parti ma senza dare una soluzione reale. Allo stesso tempo è anche un uomo debole e senza coraggio, che non prende mai davvero posizione su qualcosa. Cerca continuamente la verità nel diritto e nei suoi libri, è quasi ossessionato da questa verità, ma non va mai a cercarla davvero da vicino o a toccarla con mano, bensì la guarda sempre e solo da lontano.
È privo di carattere vero, tanto che il suo più grande trauma prende vita in realtà da qualcosa di stupido: succube dei suoi principi, le sue credenze e del diritto stesso, ma soprattutto da suoi ricordi, non fa altro che pensare costantemente all’amore incondizionato verso Aurora, la donna che era stata sua moglie. È così impegnato a ricordare la donna scomparsa e i traumi che gli ha lasciato, che quasi non si interessa davvero dei suoi figli, tra l’altro con una ci lavora pure ogni giorno.
Per quasi tutto il film va alla ricerca costante dell’amante che la moglie ha avuto quarant’anni prima, un desiderio insistente di verità che rischia di portarlo a rovinare le amicizie di una vita, che conoscono questo segreto. Tra di loro c’è anche il personaggio di Coco, forse la migliore macchietta di tutto il film. Ironica, tagliente, spudorata e incredibilmente affasciante, non ha paura di dire sempre e solo la verità e quello che le passa per la testa, praticamente l’opposto del migliore amico De Santis.
A tutto questo si mischia la storia di sottofondo, quella che dà coscienza al film e che permette ai personaggi di evolversi e arrivare alla verità, quella vista da vicino e non di “traverso”.
Si parla di giustizia divina e terrena, quella che può cambiare il destino di intere persone ma anche del singolo.
La grazia si materializza quindi sotto diverse forme: la prima è sicuramente quella delle leggi che il Presidente De Santis deve firmare, nello specifico quella sull’eutanasia, una grazia che può dare sollievo a persone che soffrono per malattie incurabili e a cui tiene molto la figlia dopo averci lavorato per mesi.
La seconda è la classica grazia che siamo abituati a conoscere, che il Presidente dona a due o tre cittadini incarcerati che meritano di essere liberati.
La terza è la grazia che ricevono i personaggi protagonisti del film, durante il percorso che nella trama ha vita in sei mesi. In questo viaggio padre e figlia sbagliano ed evolvono, prendono coscienza della propria situazione e dopo diverse recidive capiscono come migliorarsi, o meglio come guarirsi da quel rotto che avevamo al loro interno, da quella corazza che li aveva separati dal mondo e anche dalla famiglia stessa.
Questo cambiamento lo dobbiamo soprattutto all’incontro che il Presidente e la figlia fanno singolarmente con le due persone in lizza per ricevere la grazia. Due incontri molto differenti ma importanti in egual modo, capaci in versione opposta di dare una coscienza ai due personaggi e di dare luce a quello che hanno di rotto. Ed è a questo punto, solo alla fine, che Servillo ritrova la forza che non aveva mai avuto, iniziando a vivere le cose e le esperienze sulla propria pelle, soprattutto riuscendo finalmente a prendere vere decisioni coraggiose, non per proteggere sé stesso ma per il bene collettivo, compreso il rapporto con i suoi figli.
Nel complesso per La Grazia possiamo dunque parlare di un ottimo film, per il nostro umile parere non all’altezza di E’ stata la mano di Dio, molto più intimo e personale, ma ad ogni modo un grande prodotto che sa risaltare ancora una volta il nome del regista.
Andrete a vedere La Grazia?