5 Film da vedere su Netflix | Aprile 2022 [LISTA]

Consigli cinefili per inaugurare la primavera.

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5 film da vedere su Netflix ad Aprile 2022

Hancock – Peter Berg (2008)

Hancock

Per curiosa coincidenza astrale, le 24 ore di gloria social di Will Smith trovano una comoda sponda nella programmazione Netflix. Forse per capitalizzare sull’annunciato Oscar, sono diversi i film del divo americano ad approdare in piattaforma: un vero jackpot per chi ci ha pensato, visto l’apice di popolarità assoluto raggiunto in queste ore dalla star (non esattamente per le ragioni che ci si sarebbe aspettati).

Come fosse ancora il 1999, oggi non si parla d’altro che di Will Smith, e allora avanti con un pugno di classici della filmografia dell’ex Principe di Bel Air: ma tra Sette Anime e After Life, quale momento migliore per concedere un recupero al semi-dimenticato Hanckock di Peter Berg?

Oltre a rappresentare una proposta di smitizzazione satirica del supereroismo (all’acqua di rose, ma tanto vale) decisamente in anticipo sui tempi, il successo del 2008 è il film che più di tutti ci regala uno Smith “al suo peggio”: mentalmente instabile, manesco e alcolizzato, non mancherà di scatenare la sacrosanta ironia.

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Laguna Blu – Randal Kleiser (1980)

Laguna Blu

Con l’eventuale riscoperta e rivalutazione di Laguna Blu, il revival degli anni ’80 approderà al suo stato terminale. Uno dei successi commerciali più derisi del decennio è in arrivo sulla piattaforma streaming di maggior successo, come una capsula dei più deleteri vezzi audiovisivi della sua era: in molti non mancheranno di riscoprirsi ammiratori tardivi.

Nelle mani del Randal Kleiser di Grease (e decine di altri teen movies meno ricordati), uno dei più amati romanzi d’avventura del secolo diventa volontario compendio del peggior trash giovanilista del periodo: il naufragio dei due protagonisti nell’inospitale isola del Pacifico è un fotoromanzo a metà tra lo spot pubblicitario per una marca di gelati e un videoclip dei Culture Club, con pietra angolare posta su Il Tempo delle Mele più che in Stevenson o De Vere Stacpoole.

Affronto aperto all’intera narrativa di riferimento, nonché un successo planetario nell’anno di uscita – prontamente dimenticato l’anno dopo, ricordato per decenni solo nelle puntuali classifiche di disprezzo. Per studiosi e appassionati di cultura teen, semplicemente imprescindibile.

Puerto Escondido – Gabriele Salvatores (1992)

Puerto Escondido

Il percorso di Gabriele Salvatore rispecchia in diversi punti quello di Virzì, e non è forse un caso che il classico Puerto Escondido arrivi su Netflix contemporaneamente ad Ovosodo. Emersi con forza negli anni ’90, nell’immaginario comune sono entrambi rimasti lì, ricordi di infanzia di molti nonostante una carriera proseguita ben al di là dei primi cult.

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Per Salvatore la questione è ancora più spinosa: Io Non Ho Paura resta ad oggi l’ultimo enorme successo, seguito da una serie più o meno infinita di progetti scombinati, di volta in volta presentati come “grande ritorno”. In realtà l’autore non se ne è mai andato, e ad oggi anche le sue imprese più indifendibili (Il Ragazzo Invisibile) continuano a meritare quantomeno una presa in considerazione.

Il film del 1992 è però un tuffo nel passato, in quella poetica della malinconia maschile tipicamente milanese, con cui al suo apice Salvatores raccontò la nostalgia post-ideologica e il disperato bisogno di fuga di una generazione sopravvissuta alla Fine della Storia. Rispetto ai capolavori Marrakech Express, Mediterraneo e Turné, Puerto Escondido rappresenta più che altro un epilogo, ma vale come punto di partenza per una riscoperta a ritroso.

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(Roma, 1993) Lavora nei campi dell'editoria e della produzione audiovisiva. Scrive e collabora tra gli altri con Point Blank, Nocturno e Cineforum.