Il Divin Codino, il biopic Netflix su Roberto Baggio [RECENSIONE]

La recensione dell'attesissimo film Netflix su Roberto Baggio, Il Divin Codino.

Il divin codino
Andrea Arcangeli è Roberto Baggio in Il Divin codino
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Arriva su Netflix un film attesissimo che sin da subito ha destato una certa curiosità, soprattutto fra gli appassionati di sport (e in particolare del calcio): Il Divin Codino, biopic che racconta la vita di Roberto Baggio (qui la conferenza stampa del film).

Confrontarsi con un campione così amato e conosciuto può rivelarsi un’arma a doppio taglio, tanto più in un genere di film che spesso non ha rispettato le attese dei fan da un lato e dei cinefili dall’altro.

Quello di Letizia Lamartire è un film anomalo nel suo essere biografico e che attraverso la storia del campione riesce a raccontare l’uomo, guardando dentro tutti noi.

Il Divin Codino, la trama

Tre anni di gioie, raccontate, e dolori, mostrati. Il karma della sofferenza che abbraccia stretto Roberto Baggio, campione dentro e fuori dal campo. La regia di Letizia Lamartire ci porterà dentro i momenti più neri della carriera del giocatore italiano più forte di sempre, andando a umanizzare una figura che da sempre si è mostrata quanto mai umana.

Il Divin Codino, la recensione

il divin codino, recensione
Il maledetto rigore di USA 94 ne Il Divin Codino

L’uomo prima dell’icona, prima della leggenda calcistica. La vita fuori dal campo di Roberto Baggio, ben lontana dalla mondanità. Il Divin Codino si presenta come un film biografico che vuole emozionare lo spettatore, sapendo quali corde toccare e soprattutto come.

Non serve essere appassionati del calcio, tantomeno esperti conoscitori di determinate dinamiche prettamente sportive. Letizia Lamartire racconta la storia di un uomo, dove gioie e dolori si bilanciano in egual modo. Ci si chiede perché raccontare la parte più dolorosa, quella che abbraccia le cocenti delusioni di Roberto Baggio.

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La risposta è presto detta. Il campione Roberto Baggio lo conosciamo tutti. L’uomo, forse, un po’ meno. Ed è qui che la macchina da presa della Lamartire indugia, sempre con discrezione, senza cadere nella morbosità del dramma dell’infortunio. Perché in fin dei conti, tutto ruota intorno a quel maledetto legamento crociato rotto in giovane età. Forse l’infortunio peggiore che può capitare ad un calciatore in attività.

Un infortunio che ha ridimensionato tante carriere ma non certa quella del giocatore italiano di movimento più forte di tutti i tempi. Dal Lanerossi Vicenza alla Fiorentina, poi la Juventus con il Pallone d’Oro, infine il Brescia dei miracoli firmato Mazzone. E la Nazionale italiana insieme ai maledetti Mondiali. Quelli giocati e persi, di USA ’94, quelli a malapena sfiorati di Giappone e Corea ’02.

Il divin codino
Andre Arcangeli nei panni di Roberto Baggio in Il divin codino

Non era facile umanizzare una figura che da sempre si è contraddistinta proprio per la sua grande umanità. Non era facile e forse neanche necessario. Il lato umano di Roberto Baggio ha sempre viaggiato di pari passo con la sua potenza calcistica, al punto di essere un calciatore amato da tutte le tifoserie (cosa che definire difficile è un eufemismo).

Eppure questo film riesce egregiamente nel compito, adottando una scelta ben precisa. Quella di raccontare la storia di un rapporto familiare, tra padre e figlio, con due interpretazioni pressoché perfette, come quelle di Andrea Arcangeli e Andrea Pennacchi, nei panni di Roberto e Florindo Baggio. 

Pur avvalendosi di momenti forse un po’ banali, tra insegnamenti sul non mollare mai e credere sempre nei propri sogni , Il Divin Codino cattura l’attenzione sin da subito grazie al suo voler raccontare una storia che va oltre il pallone. Si parla di Roberto Baggio ma al contempo si parla di ognuno di noi.

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Ed è proprio qui che si trova il punto di forza di Il Divin Codino. Non un biopic canonico, volto a esaltare o a discutere un’icona, ma un film capace di aprire un discorso più vasto attraverso la classica umanizzazione del personaggio. Senza giudizi, senza intenti di mero racconto documentaristico.

Un’opera in tre atti che guarda l’evoluzione dell’uomo Roberto Baggio in base agli eventi che lo colpiscono. Alle cadute, fatte per rialzarsi. A quelle ginocchia che più di una volta l’hanno tradito. Alle occasioni sfuggite ma che non lasciano né rimpianti né rimorsi. Perché arrabbiarsi non serve a nulla, come dice Baggio a suo padre verso il finale del film.

Cast

  • Andrea Arcangeli: Roberto Baggio
  • Andrea Pennacchi: Florindo Baggio
  • Valentina Bellè: Andreina

Trailer

Ecco il trailer ufficiale del film, che, lo ricordiamo, è disponibile su Netflix dal 26 maggio.

RECENSIONE
Voto
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".