Che cosa sono gli NFT? E cosa c’entrano l’arte e la musica?

Cerchiamo di capire bene che cosa sono questi NFT di cui tanto si parla

Grimes
Credits: Grimes / YouTube
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NFT: che cosa sono? Sempre più persone se lo domandano. Cerchiamo di fare chiarezza

NFT. Anche se non vi occupate di critpovaluta e non siete economisti, avrete sicuramente sentito questa sigla da qualche parte. Molti di voi, probabilmente, ne avranno sentito parlare in connessione con diverse opere d’arte digitali. Oppure, più semplicemente, con artisti musicali come Grimes o i Kings of Leon. Ma di che cosa si tratta esattamente?

Andiamo con ordine. Prima di tutto: la sigla NFT. Che significato ha? In inglese le tre lettere stanno per Non-Fungible Token: Gettone Non Fungibile. Ossia: non intercambiabile. Normalmente le criptovalute, come i famosi Bitcoin, sono scambiabili tra unità di valore identico, come il denaro normale. Un NFT invece è unico, riferendosi ad un’opera specifica.

In pratica qualunque cosa, come un disco musicale, un dipinto o persino un tweet, che abbia un suo corrispondente digitale, può essere tradotto in NFT. La valuta fa parte della blockchain chiamata Ethereum, che ne supporta la tecnologia. La quale, appunto, prevede delle informazioni extra che la facciano funzionare diversamente.

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Detta in maniera semplice, si tratta per il momento più che altro di collezionismo d’arte trasferito in campo digitiale. Un artista può scegliere di attribuire ad una sua opera un valore in NFT e vederla, per cifre esorbitanti, si intende. Questo è quanto ha fatto Grimes, con un video digitale realizzato da lei (qui), venduto per quasi 400.000 dollari.

Anche i Kings of Leon hanno fatto lo stesso con il loro ultimo, poco riuscito album, When You See Yourself. L’hanno venduto in tre differenti pacchetti di NFT. E qualcuno potrebbe dire: “Sì, ma io il disco l’ho scaricato con il P2P”. D’accordo, ma sempre di una copia si tratta; invece un NFT trasferisce il possesso, legittimo, dell’opera.

Naturalmente la questione è molto più complicata di così: il mercato è in espansione e le possibilità sono enormi e diverse. Se infatti c’è chi vede gli NFT come, appunto, una forma di collezionismo d’arte digitale, altri li prendono come un gioco di carte di Pokémon da scambiarsi con altri interessati, come si faceva a scuola.

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Per ora, basti dire che se si riesce ad attribuire un valore notevole all’opera che si mette in vendita, le possibilità di guadagno sono notevoli. Questo, tendenzialmente, dipende dalla nomea di chi realizza il prodotto, o dalla popolairtà dello stesso. Per esempio: William Shatner, il capitano Kirk di Star Trek, ha venduto delle carte da gioco a tema… lui stesso. Classico Shatner.

Logan Paul, il famoso e discusso youtuber, ha venduto dei video in cui apre delle confezioni, sì, proprio di carte da gioco Pokémon, realizzati e tradotti in NPC in quanto unici “momenti”, catturati e messi a disposizione sul web. E il fatto di poterli vedere in qualunque momento non deve confondere: non ne siete i proprietari. Chiaro più o meno? Da perderci la testa.

Fonte: The Verge

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.