1966: 10 capolavori da vedere regista per regista [LISTA]

Il 1966 è stato forse il maggior anno di piena del cinema. Vediamo come ogni regista della lista ha segnato la storia in quell'anno.

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Tokyo Drifter – Seijun Suzuki (1966)

Tokyo Drifter [1966] : CineShots

No, non è The Fast and the Furious Tokyo Drift, ma un film giapponese di quarant’anni prima, di Seijun Suzuki. Questo curioso regista presenta alcuni elementi comuni con Mario Bava: è talentuoso, è spinto da un forte desiderio di sperimentare, ma rimane relegato a girare pellicole di serie b, a budget ovviamente ridotto.

L’opera racconta la storia di Tetsuya Hondo (Tetsuya Watari), fedele braccio destro dell’ex yakuza Kurata (Ryûji Kita), suo capo. Quando il perfido rivale Otsuka (Eimei Esumi) intima all’uomo di cedere l’attività, Tetsu accorre in sua difesa, riuscendo a salvarlo in uno scontro a fuoco.

Adirato per l’affronto subito, il nemico assolda alcuni killer per eliminare Tetsuya, che è costretto a fuggire senza meta per sopravvivere. Intanto, però, anche Kurata è convinto ad ucciderlo…

Tokyo Drifter (“il vagabondo di Tokyo”) è anche il tema principale del film e dipinge la condizione di Tetsuya. La melodia ricorda molto le canzoni classiche legate al genere yakuza, ma l’opera intende sovvertire la tradizione.

Il regista Suzuki, al contrario delle richieste della casa di produzione, con l’aiuto dello scenografo Takeo Kumura, presentò un film fuori dagli schemi. L’avventura si dipana su bizzarri sfondi minimali che cambiano colore, a volte invece monocromatici, arrivando persino a ispirarsi alle rovine dell’antica Grecia o di Pompei.

Sono presenti evidenti rimandi al surrealismo e all’assurdismo, oltre ad un particolare uso parodico del montaggio concettuale. La parodia, infatti, pervade tutto il film, culminando nella zuffa al locale verso la fine.

Peculiare è la caratterizzazione del boss Otsuka, sempre inquadrato di spalle o in primissimo piano, mentre indossa occhiali da sole scuri. Altro elemento fondamentale del film è il legame tra i personaggi e un colore specifico (come Otsuka-rosso, Tetsuya-azzurro). La sequenza iniziale, prima dei titoli di testa, è in bianco e nero, e anticipa lo stile di Suzuki in La farfalla sul mirino (1967).

Il film, accanto a La battaglia di Algeri, è presente nella lista dei 14 film preferiti di Refn e ha ispirato anche altri registi: Takashi Miike ne è un evidente erede, Takeshi Kitano presenta elementi comuni con lo stile di Suzuki e probabilmente anche Nobuhiko Obayashi si ispirò per Hausu (1977). Infine, Tarantino, Jarmusch e Park Chan-wook hanno amato il film, ma sono molto più legati a La farfalla sul mirino.