Mumford & Sons – Recensione di Delta, il nuovo album

I Mumford & Sons ce l’hanno fatta di nuovo. E meglio di prima.

Il quarto album dei Mumford & Sons è un disco che dà un senso enorme di completezza. Ogni traccia sembra studiata per sublimare quella ricerca di epicità che Marcus Mumford persegue fin da Sigh No More (2009), e che qui pare finalmente raggiunta. Il disco è un connubio di tutto ciò che i Mumford & Sons sanno fare meglio. Ci sono tracce vecchio stile, come Beloved, che accontenteranno i vecchi fan, quelli che li amavano per Babel (2012). Pezzi come Guiding Light, che suonano più vicini all’indie rock di Wilder Mind (2015). E sì, abbiamo anche finalmente la folktronica, in un paio di tracce, cioè Rose of Sharon e Picture You. L’apice assoluto del disco, lo strumentale/recitato Darkness Visible, che segnala la chiara volontà dei Mumford di superare sé stessi e scoprire nuovi territori.

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Consci di non poter più suonare l’indie folk come lo facevano dieci anni fa, o anche soltanto cinque, i Mumford & Sons si “spalancano” completamente. In effetti, in Delta sembra proprio di sentire un gruppo che cerca di aprirsi a tutti i costi, impressione rafforzata dalla scelta del titolo. Il delta di un fiume infatti è una foce che appunto si dirama in più direzioni. Così i Mumford & Sons, senza rinunciare a nulla del proprio passato, si mostrano pronti ad abbracciare più stili, ad essere più ambiziosi e a raffinare il proprio songwriting. E la cosa veramente notevole sta nel fatto che, all’interno del disco, si possono udire chiaramente stratificate le eredità dei precedenti lavori. Eredità non rifiutate ma incise all’interno di questo nuovo lavoro.

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Insomma, un album che davvero sembra riuscito in ogni suo angolo. Ci sentiamo Cat Stevens, i Decemberists, i Bon Iver: quanto di meglio esiste nel folk. Le orchestrazioni, i crescendo e i climax delle canzoni rappresentano i punti forti di un disco malinconico, profondamente emotivo, che riesce ad esprimersi come e meglio dei precedenti. Quattordici tracce per più di un’ora di musica, che hanno il pregio di non stancare, incitando ad un ascolto sempre attento. Difficile per il momento dire se questo è il miglior album della band, o se si tratta di un punto di partenza per un cambiamento più definitivo e coraggioso, anche in termini strettamente stilistici. Per ora, possiamo dire che si tratta della degna conclusione di questo 2018, che conferma i Mumford & Sons come una delle più forti realtà della musica contemporanea.

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Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Indie Rock

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Nato a Palmanova il 26 ottobre 1989, vivo ad Aquileia. Sono autore, scrittore, critico musicale e social media manager. Laureato al DAMS di Gorizia e conseguita laurea magistrale in Discipline della musica, dello spettacolo e del cinema/Film and audiovisual studies. Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos.

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