Strofe: Tame Impala – Feels Like We Only Go Backwards

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Tame Impala: solitudine, indecisione, insicurezza e tormento.

Feels Like We Only Go Backwards è forse la canzone più famosa dei Tame Impala. Tratta dal loro album Lonerism, del 2012, come molte altre canzoni del gruppo parla di solitudine, indecisione, insicurezza e tormento. Il narratore, possiamo immaginarcelo, è lo stesso Kevin Parker, cantante poli-strumentista ed incarnazione unica del gruppo in studio di registrazione. Prima di tutto, risentiamoci il pezzo in questione, guardando anche lo splendido video musicale realizzato per accompagnarlo.

Si può cominciare già dal refrain, che fornisce il punto di partenza dell’intero testo:

“It feels like I only go backwards, baby
Every part of me says ‘go ahead’,
I got my hopes up again, oh no, not again,
It feels like we only go backwards, honey”.

Ora, già da qui è bene fare una precisazione: la musica dei Tame Impala è apprezzata da moltissimi, ma solo una parte limitata di quelli che la ascoltano possono comprenderla, apprezzarla e sentirla fino in fondo. Parliamo ovviamente delle persone timide, riservate, insicure, che quando ascoltano questo gruppo non sentono solo indie neo-psichedelico computerizzato, ma molto di più.

Già dal refrain del pezzo, infatti, abbiamo l’espressione di sentimenti comuni al tipo di persona sopra descritto. “Mi sembra di andare solo all’indietro”. Ossia: mi sembra di non ottenere mai risultati, che ogni mio sforzo sia inutile. Ogni parte di me dice “vai avanti”, ma è chiaro che questo non è sufficiente. “Le mie speranze, (ossia le mie aspettative) sono ‘alte’ di nuovo”; e poi “oh no, non di nuovo”. Ogni singola parola ha la sua importanza. Il narratore si trova probabilmente nella classica situazione di un’infatuazione romantica (come suggeriscono anche i termini ricorrenti “honey”, “baby” e “darling”).

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Il protagonista, diciamo “Kevin”, si auto-illude di poter piacere alla ragazza in questione, temendo allo stesso tempo però che le sue illusioni possano crollare, come “succede sempre” (“oh no, not again“). Perché è ovvio che per il narratore provare grandi speranze equivale al rischio di provare grandi delusioni, non essendo egli sicuro di sé e delle proprie capacità.

Passiamo alla prima strofa:

“I know that you think you sound silly when you call my name
But I hear it inside my head all day
Then I realize I’m just holding up to the hope that maybe
Your feelings don’t show”.

I primi due versi possono fornire diverse interpretazioni. La ragazza di cui “Kevin” è innamorato lo chiama per nome: si tratta quindi evidentemente di un’amica, o di una conoscente stretta, che egli vede presumibilmente spesso oppure anche ogni giorno. Ci vengono quindi fornite informazioni indirette sulla sua identità. Il termine “silly” si può tradurre come “leggero, superficiale”: la ragazza chiama Kevin con leggerezza, perché per lei lui è soltanto un amico o un conoscente. Non può immaginare cosa significhi invece per lui, innamorato cotto, sentire il suo nome pronunciato dalla donna che ama.

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L’effetto è talmente potente che continua a sentire quel suono, più dolce di ogni musica, dentro la sua testa per tutto il giorno. Quest’ultima parte può però portare a un diverso significato: come accade spessissimo nelle canzoni dei Tame Impala, tra le righe Kevin Parker critica il suo stesso solipsismo e la sua stessa tendenza all’autocommiserazione, stando però attento a che questo aspetto non prenda mai il sopravvento sugli altri. In questo senso, il fatto che il narratore senta sempre il proprio nome all’interno della propria testa, potrebbe semplicemente indicare che egli è un’egocentrico pazzesco, che non fa altro che pensare a sé stesso e ai suoi problemi.

Proseguiamo:

“Poi realizzo che forse mi sto solo tenendo appeso alla speranza che forse i tuoi sentimenti non si mostrano”. Possiamo tradurre questa parte così: “Forse anch’io ti piaccio, forse anche tu mi ami, ma magari semplicemente non lo dai a vedere”. Chi è timido, piuttosto che intraprendere un approccio nei confronti di chi gli interessa, lascia trascorrere ere geologiche in attesa di un qualunque “segnale” che lo spinga a muoversi, cioè che un qualche segno di reciprocità sia lasciato trasparire. Visto che questo chiaramente non avviene, perché stiamo qui parlando di un amore non corrisposto, il narratore si appende ad una flebile speranza, pur di affrontare ed abbattere il muro della sua timidezza. Oppure semplicemente di rinunciare definitivamente, e proseguire con la sua vita.

Dopo un altro refrain, ecco l’ultima strofa:

“The seed of all this indecision isn’t me, oh no
‘cause I’ve decided long ago
But that’s the way it seems to go
When tryin’ so hard to get to something real”.

Kevin sa cosa prova per la ragazza che desidera, e quindi, come si diceva poc’anzi, rimane in attesa di un suo segnale di “via libera”. Naturalmente però sbaglia quando dice che “il seme di questa indecisione non sono io”, perché come abbiamo scoperto poco fa egli non trova il coraggio di muoversi, lasciando tutta la responsabilità alla ragazza e quindi liberandosi di ogni auto-accusa. “Non è colpa mia, è lei che non mi fa capire cosa vuole”.

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Ovviamente, non occorre specificarlo, tutto questo labirinto di indecisioni si potrebbe tranquillamente evitare se egli esprimesse quello che prova, affrontandone le conseguenze in positivo o in negativo. Tuttavia, non essendo in grado di farlo, non gli rimane che constatare che “è così che va quando si prova così tenacemente ad arrivare a qualcosa di concreto”.

Bisogna capire che per una persona timida non c’è niente di più importante di un risultato concreto, appunto, un segnale, un reale sintomo di cambiamento o di miglioramento. Ma dobbiamo immaginarci questo individuo come intrappolato nelle sabbie mobili della propria psiche distorta: ha paura che ogni passo potrebbe trarlo in salvo, come anche farlo sprofondare ancora di più. O farlo andare all’indietro, insomma, ancora ed ancora.

Il narratore è bloccato dentro sé stesso.

Parliamo infine del passaggio dalla prima persona singolare (“I only go backwards”) a quella plurale (“we only go backwards”) che avviene più volte nella canzone. Può trattarsi di un semplice pluralia maestatis (il protagonista possiede un’ego tanto smisurato da parlare di sé stesso al plurale). Oppure si tratta di un’identificazione che egli opera con tutti quelli che si trovano nella sua condizione, e che quindi chiama quasi in causa, a partecipare alla sua paralisi emotiva.

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Potrebbe infine riguardare la coppia immaginata, lui e lei; noi, piccola. Sembra che noi continuiamo ad andare all’indietro. In questo si riassumono un po’ tutti i significati sopra rintracciati: Kevin sostiene che la colpa di questa immobilità non è solo sua, ma allo stesso tempo ammette, includendosi nel pronome “noi”, che è anche colpa sua.

In conclusione: un incrocio di analisi e autoanalisi psicologiche, insomma, che per molti risulteranno (giustamente) inutili. Ma che dire, è difficile sapere cosa prova qualcuno incastrato nelle sabbie mobili, se a voi non è mai capitato.

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