Climax – Il nuovo film di Gaspar Noè è un esercizio di stile

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Quando guardiamo un film di Gaspar Noè sappiamo tutti cosa aspettarci.

Un autore controverso, che è sempre riuscito nell’intento di dividere pubblico e critica, non solo per le sue storie, ma anche per le scene presenti al loro interno. Tutti noi abbiamo sentito parlare della scena con Monica Bellucci in Irreversible. Impossibile negarlo. Dopo ben tre anni dalla sua ultima uscita (il tanto discusso Love), il regista torna nuovamente al cinema con una storia che ricalca, anche se non riuscendoci appieno, lo stile delle sue vecchie pellicole: Climax (qui il trailer del film).

La storia, ispirata a un fatto realmente accaduto in Francia, è ambientata nel 1996. un gruppo di giovani ballerini di street dance si riuniscono per tre giorni di prove in un collegio in disuso nel cuore di una foresta, preparano la loro ultima esibizione in comune e si regalano un’ultima serata di festa all’insegna della sangria. Ben presto, l’atmosfera della serata diventa elettrica e una strana follia prende piede: a tutti sembra ovvio che qualcuno li ha drogati ma non sanno chi o perché. Resistere a nevrosi e psicosi diventerà impossibile. Mentre alcuni si sentiranno in paradiso, molti di loro vivranno l’inferno.

Il film si apre con delle interviste fatte a un gruppo di ballerini. Le domande sono interessanti, ma Gaspar Noè mette subito le cose in chiaro mostrandoci, alla destra dello schermo, delle videocassette che ci serviranno a comprendere al meglio l’intero progetto. Un citazionismo, simbolo di un amore spudorato verso la settima arte, da Possession di Zulawski a Suspiria di Dario Argento. Tutte inserite con uno scopo preciso. Specialmente la prima che ho citato. Climax è un film fatto di corpi. Carnali, sensuali, obesi, tutti abbandonati a un ritmo ipnotico, che col passare del tempo diventerà sempre più martellante. Perché il concetto del film ruota proprio attorno a questo, senza impegnarsi troppo nel racconto.

Quello a cui assistiamo non è altro che un’ora e quaranta di delirio umano, raccontato attraverso la preoccupazione e le azioni dei personaggi.

Il soggetto, apparentemente, è tra i più classici mai usati. Qualcuno non è chi dice di essere. Qualcuno ha commesso un gesto che non doveva fare. Tutti iniziano a incolparsi a vicenda, come uno dei più famosi romanzi di Agatha Christie. Quello che purtroppo manca al film è una sceneggiatura solida, capace di tenere incollato lo spettatore per tutta la durata della pellicola. Purtroppo non basta avvalersi di un’ottima messa in scena. Gaspar Noè si concentra troppo sul proprio talento dietro la macchina da presa, dimenticandosi di regalare una degna caratterizzazione ai personaggi (di cui a lungo andare non ci interesserà più nulla), relegando il tutto a uno spettacolo di pura tensione, a tratti scontato, e che di conseguenza lascia l’amaro in bocca. Fra gli aspetti positivi è impossibile non menzionare la colonna sonora. Composta da pezzi techno, funk, come Rollin’ & Scratchin dei Daft Punk e Supernature di Cerrone. Una gioia per le orecchie, almeno in parte.

Climax, come tutti i film del regista Gaspar Noè, è destinato a far discutere e dividere in due lo spettatore. Peccato che questa volta abbia realizzato un esercizio di stile fine a se stesso e inevitabilmente meno scioccante del solito.

 

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