Fruit Joint è il disco di cui, stranamente, avevamo bisogno

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Dani Faiv continua la sua scalata tra i big della scena rap componendo Fruit Joint. Disco, quasi concept, consapevole della situazione in cui si trovano tutti gli artisti in questi anni, dove spesso la qualità fa posto alla quantità. Dopo il primo ascolto ci si rende conto che, contro ogni previsione, avevamo bisogno di questo disco.

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Ormai l’ascoltatore si trova in un mercato saturo, pieno di artisti, di album e di singoli da sentire. Vi è una grande differenza rispetto a pochi anni fa, dove nella scena erano presenti pochi artisti ma buoni. In quegli anni si spendeva molto più tempo ad ascoltare e studiare i loro lavori.

Oggi invece siamo nella situazione opposta, siamo pieni di possibilità e ci siamo abituati a questo. Così la quantità di tempo passata ad ascoltare un singolo artista è scesa drasticamente, non gli concediamo più le stesse attenzioni ma anzi, vogliamo sempre di più. Vogliamo più uscite e novità in sempre meno tempo.

Fagocitiamo dosi di rap, spaziando tra diversi artisti, senza diversificare più i generi. Nella nostra playlist vogliamo avere sempre di più. L’italiano medio lo immaginiamo spaziare tra Salmo, Lazza e Axos per poi passare a Sfera Ebbasta e la Dark Polo Gang.

Questo comporta che i progetti hanno vita molto minore e gli artisti ne sono consapevoli. Così si difendono creando progetti che abbiamo un boom mediatico immediato, piuttosto che creare il loro disco migliore.

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Qui entra in gioco Dani che con Fruit Joint ha portato un progetto che sprigiona aria fresca da tutti i pori. Questo album rispecchia appieno la situazione in cui ci troviamo. Esso infatti è composto da sole 8 tracce, quasi un EP; e nessuna di queste ha dei profondi significati. Anzi, tutte le canzoni hanno dei testi che si fanno dimenticare facilmente, visto che il tutto è riassumibile con “andavo male a scuola e fumo un mucchio d’erba“. Però le caratteristiche del CD fanno capire che Dani è a conoscenza della situazione in cui si trova, così più che lottare contro altri artisti sa che deve semplicemente lottare contro il breve tempo di vita del suo album.

La differenza tra un ottimo o un pessimo album non sta nel porsi ambizioni, ma nel raggiungere gli obiettivi prefissati e Fruit Joint ci riesce appieno.

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Diciamolo subito, non è un album serio; a Dani piace non prendersi sul serio. Lo si percepisce dalla stessa copertina dell’album e dal titolo delle canzoni. Però è maestro nel sorprendere l’ascoltatore. Come nella prima traccia, Pollo, dove la base cupissima e le rime taglienti ci riportano a The Waiter.

Poi passando alla parte centrale il tutto è in pieno tema arcobaleno. Entriamo in un mondo colorato con Gameboy Color, assieme al seguito Gameboy Advance, e con La La La La La. Nel complesso è percepibile un notevole miglioramento sia tecnico che caratteriale.

Le produzioni sono curate dai fedeli Tha Supreme, Low Kidd, Kanesh e Strange che creano una fortissima identità musicale ridando senso alla parola freschezza. Nell’album poi troviamo anche la collaborazione dell’erede di Samuel Heron, GBit, nella hit Ananas. L’unico tasto dolente che si trova è Fortnite. Questo non fu acclamato al tempo dell’uscita e ora perde ancora di più. Pur non stonando sembra però scollegata con il concept generale dell’album.

Questo disco è essenziale. Infatti è corto, ma senza accezione negativa, è completo e corto: privo di tutto ciò che non è necessario.

Dani Faiv non salverà il mondo con Fruit Joint, però ne è coscente e così crea un prodotto che rispetta a pieno gli obiettivi predisposti e si prende gioco di tutti gli artisti che invece si sono schiantati contro il tempo.

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Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Trap

 

 

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