Focus: cos’è il montaggio narrativo?

Il grande caldo - Fritz Lang, 1953

Spiegazione della principale funzione attribuita al montaggio a partire dagli anni 10

Si chiama montaggio narrativo il tipo di montaggio che dall’assemblaggio delle inquadrature fa scaturire dei contenuti narrativi, un mondo immaginario, cioè una sequenza spazio temporale di avvenimenti in cui agiscono di personaggi. 

Ogni inquadratura suscita una domanda alla quale solo l’inquadratura successiva risponderà.

Ci si domanda che cosa succederà, chi è quel personaggio, dove sta andando, dove si trova e così via. Sono almeno due le forme in cui si può presentare il montaggio narrativo: come montaggio visibile (discontinuo) o montaggio invisibile (continuo).

Oggi ci soffermeremo sul secondo caso, ovvero il montaggio invisibile:

Se si vuole che il mondo narrativo, dove agiscono dei personaggi, risulti verosimile, bisogna nascondere l’intervento, facendo apparire come continuo e lineare ciò che in realtà è discontinuo e incoerente. 

Chiamato anche découpage classico, questo tipo di montaggio è diventato la forma dominante un pò in tutto il mondo, trovando la sua perfetta realizzazione nel cinema hollywoodiano. David Wark Griffith è considerato il primo regista ad averlo introdotto.

Consiste principalmente nel raccordare le varie inquadrature di una scena secondo criteri di logica e continuità tali per cui lo spettatore sentirà come “naturali” questi passaggi e non li percepirà nemmeno

Perché le tessere del puzzle combacino, è necessario mettere in atto una serie di raccordi tra le inquadrature. Ma perché i raccordi si possano realizzare, le condizioni per la continuità devono essere state poste già in fase di ripresa. Di seguito, i principali tipi di raccordo:

  1. Raccordo sull’asse: si passa da un’inquadratura A a un’inquadratura B ripresa sullo stesso asse e dalla stessa angolazione rispetto al soggetto, ma a una distanza maggiore o minore. Per realizzare un attacco sull’asse in continuità, non bisogna staccare due immagini troppo simili, in caso contrario lo stacco risulterebbe troppo brusco;

    Raccordo sull’asse

  2. Raccordo di posizione: nello stacco da un’inquadratura all’altra i personaggi e gli       oggetti mantengono le stesse posizioni sullo schermo: ciò che era a destra nella prima inquadratura rimane a destra nella seconda e così via;
  3. Raccordo di sguardo: a legare le due inquadrature è lo sguardo dell’attore, la prima inquadratura mostra un personaggio che guarda qualcosa, la seconda ci mostra l’oggetto del suo sguardo o viceversa (esempio di Psycho, minuto 00:30);

4. Raccordo di direzione: se il personaggio esce a destra nella prima                                  inquadratura, rientrerà a sinistra nella seconda e viceversa;

5. Raccordo di direzione di sguardi: nel dialogo tra due personaggi se il personaggio          nella prima inquadratura guarda in una certa direzione, il personaggio della seconda            inquadratura deve guardare in direzione opposta, in caso contrario allo spettatore              sembrerà che i due personaggi non si stiano guardando;

6. Raccordo sul movimento: si ha quando l’azione o il movimento cominciati dal                  personaggio nella prima inquadratura si concludono della seconda inquadratura;

7. Raccordo sonoro: l’ambiente sonoro è uno degli strumenti essenziali della continuità,          anche quando un attacco sul movimento zoppica, la fotografia cambia da un’immagine        all’altra, e così via, se il raccordo sonoro funziona, funziona tutto il resto. L’orecchio            infatti ha maggiore capacità analitica dell’occhio.

Il montaggio invisibile opera anche sul tempo del film.

Anche il tempo, come lo spazio, è gestito in modo tale da dare una narrazione lineare, tanto da eliminare i tempi morti dalla scena e renderla comunque sintetica e continua. in questo caso parliamo di ellissi, che può essere di due tipi:

  1. Microellissi: di questa lo spettatore non deve accorgersene, essendo i salti temporali relativamente brevi e con la funzione di rendere un’azione più rapida rispetto a quello che è il tempo reale dell’azione;
  2. Ellissi: nell’ellissi vera e propria invece lo stacco temporale è avvertibile dallo spettatore, il racconto passa da una situazione spazio-temporale ad un’altra senza soluzione di continuità (esempio di Hateful Eight, minuto 18:17).