Intervista a Mèsa – La new entry in casa Bomba dischi

Mèsa
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Mèsa è una giovane cantautrice romana, di origine siciliana. E’ la più giovane e l’ultima entrata in casa Bomba dischi, casa di produzione indipendente romana che ha dimostrato di saperci fare, imponendosi sulla scena musicale italiana con artisti del calibro di Calcutta e Carl Brave. E’ solo l’inizio per Mèsa che ha davanti a sé una promettente carriera. Di sotto la nostra intervista con lei.

Mèsa

Federica tu nasci come artista barrè, cantante da strada insomma. Come mai la decisione di svoltare lavorando in studio? Passando al cantautorato?

Aspetta, il barrè lo fanno anche i cantautori in studio eh!

Assolutamente! Ti manca quel rapporto stretto, di contatto diretto con il pubblico?

No, perché faccio i concerti davanti a un pubblico di solito.

Sei stata la protagonista del Nastro Azzurro live a Napoli, purtroppo l’ho perso. Eri anche al MI AMI di Milano. Com’è suonare live ad eventi di tale portata?

Beh, sicuramente emozionante. In quelle circostanze senti un pochino di responsabilità in più nel salire sopra al palco perché comunque sono eventi che coinvolgono un sacco di gente. Però la chiave credo sia sempre nel divertirsi e cercare di suonare bene.

Dalla sonorità della tua musica si può avvertire qualche richiamo punk, decisamente rock. Quali sono state le maggiori influenze musicali?

Ho ascoltato tanto band come i Dinosaur Jr, Breeders, Yo la Tengo e li ascolto ancora, sono le mie sonorità di riferimento però poi ci sono tantissime cose che sono subentrate, da Pino Daniele a Tycho.

Mèsa photo gazzilli 3Il tuo è un cantautorato molto equilibrato, delicato. A tratti sembra prevalere la componente testuale, tante figure retoriche nei tuoi testi, da sembrare quasi brevi racconti.

Si, diciamo che la letteratura e la poesia sono sempre state dei forti interessi e di conseguenza cerco di trasportarli nella mia musica, cioè cerco di unire tutto e fare una sintesi di quello che mi piace fare.

Racconti appunto, infatti ascoltando le tue canzoni sembra quasi di stare ascoltando delle storie ormai passate.

È così, parlo quasi sempre di storie che sono capitate a me o a qualcun altro, comunque storie vere che hanno dato vita a un piccolo mondo interiore che volendo possiamo chiamare “presa a male” o “ispirazione”, che dir si voglia.

Da qui forse il nome del tuo primo album full length: Touchè. Come a voler dire che tutte le esperienze, gli incontri fatti ti hanno in qualche modo “toccato”, quindi segnato.

Sì, il senso è quello.

So che il titolo deriva dall’esclamazione del contendente sconfitto a scherma. Sei in qualche modo legata a questo sport? O ne sei affascinata?

No, mi piaceva molto l’uso comune della parola. Poi ho fatto delle ricerche ed ho scoperto che è un termine legato alla scherma e da qui il pretesto grafico per la copertina, le foto, eccetera.

mesaQual è il singolo estratto dall’album che credi ti rappresenti maggiormente?

Forse le Metamorfosi dell’Aria perché è un pezzo che contiene un po’ tutto lo spettro delle emozioni che mi piace esprimere quando scrivo e canto.

Con chi hai collaborato alla lavorazione di questo disco e cosa credi ti abbia trasmesso? In termini di esperienza e formazione.

Le persone che hanno ruotato intorno a questo disco sono soprattutto i ragazzi con cui suono: Enrico, Eugenio e Alessandro con i quali abbiamo costruito gli arrangiamenti dei pezzi. Il disco lo ha registrato e “indirizzato” dal punto di vista del suono Filippo Strang del VDSS ed è una produzione di Bomba Dischi che è stata costante supporto durante i classici momenti di sfiducia totale che capitano in studio. Questa squadra ha il merito –quanto me- dell’upgrade del mio progetto.

Questo il tuo primo LP prodotto con l’etichetta Bomba Dischi, che potremmo dire si sta muovendo bene nel panorama musicale indipendente italiano. Perché credi abbiano riposto fiducia in te?

Perché sono pazzi. No, boh, non lo so ma l’importante è che sia successo.

Cosa ti aspetti verrà fuori da questa collaborazione? Cosa vedi nel tuo futuro? Quali obbiettivi vuoi raggiungere?

Nel mio futuro vedo le canzoni, una crescita e magari una scoperta delle mie potenzialità nascoste. Il mio obiettivo è sempre quello di fare cantare la gente.