Fight Club, l’esecrazione del consumismo e l’ipocondria dell’anima – Recensione

La recensione di Fight Club, film del 1999 diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt, Edward Norton ed Helena Bonham Carter.

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A diciott’anni dall’uscita del film e a ventuno da quella del libro, Fight Club dimostra di essere un’opera, ora più che mai, immensamente attuale. Nel 1996, il romanzo di Palahniuk nasceva senza troppe pretese, per poi svilupparsi con il fine di provocare un’editoria avversa ai generi eccessivamente traumatizzanti. Saranno poi la 20th Century Fox e David Fincher a comprendere il reale valore di Fight Club, trasponendolo cinematograficamente in una pellicola che è ormai ritenuta un cult.

Quando Fight Club venne distribuito nelle prime sale, nel 1999, divise immediatamente la critica. Il giudizio negativo si focalizzò principalmente sull’eccessiva violenza, sulla durezza delle immagini e sulla mistificazione dell’importanza ricoperta dall’autolesionismo. Oggi, la pellicola di Fincher è stata in gran parte rivalutata, e lodata per il modo in cui demonizza il consumismo e per come si ostini a risultare prodigiosamente lungimirante.

Fight Club
Fight Club

RECENSIONE FIGHT CLUB – Protagonista della pellicola di David Fincher è un narratore dall’identità sconosciuta, che incarna lo stereotipo dell’uomo contemporaneo; dedito alla vanità, nel senso più latino del termine, e perennemente angosciato e accidioso. E’ un uomo che prova esaltazione nel possedere oggetti materiali, che sostituiscono la mancanza umana della sua esistenza. Un personaggio che allevia le sue pene nei gruppi d’ascolto per malati terminali, dove può colmare l’ipocondria che attanaglia la sua psiche più che il suo corpo. E’ proprio durante questi incontri che conosce Marla Singer, una donna che, come anticipa il narratore stesso, avrà un ruolo centrale all’interno della storia.

A questa iniziale progressione, segue l’incontro con Tyler Durden; un produttore e commerciante di saponette capace di mutare tempestivamente la visione della realtà del protagonista, portandolo a rinunciare a quanto di più futile possa esistere e a entrare nel Fight Club. E’ dal preciso istante in cui il narratore scopre di non possedere più una casa, andata in fiamme, che il film assume i connotati di un percorso di purificazione dal consumismo; un percorso tortuoso e in vari momenti disumano.

I due personaggi, inizialmente agli antipodi, diventano via via complementari, artefici di un disegno sempre più esteso, coinvolgente e pericoloso. Il Fight Club, infatti, nasce come circolo segreto di combattimento, ma si sviluppa, trovando il suo fondamento nell’alienazione dei suoi componenti. Un odio nei confronti della società contemporanea, che li porterà a diventare un esercito a sfondo terroristico. Allo stesso tempo, la figura destabilizzante di Tyler Durden diviene complice dello destabilizzato narratore. Durante il suo processo di rinuncia, finisce per perdere completamente la sua stessa identità, acquisendone una nuova, sempre più confusa e colma di interrogativi.

Fight Club
Fight Club

Nonostante la violenza e il sadismo, la pellicola prosegue in modo spedito, incutendo nello spettatore il timore che possa concludersi in maniera prevedibile. In aiuto della sceneggiatura di Fight Club torna l’esuberante Marla Singer, che attraverso originali metafore riguardanti una visione disillusa dell’esistenza, ci pone davanti a nuovi spunti di riflessione sulla figura del narratore. Salvata da un tentativo di suicidio da Tyler Durden, la donna inizia una relazione con lui. Lasciandosi allo stesso tempo sconvolgere dalla personalità scissa e a tratti bipolare del Narratore.

Sarà dopo l’improvvisa scomparsa di Tyler Durden che Fight Club mostrerà i suoi più celati retroscena. Durante il tentativo di ritrovare Durden, il protagonista realizza di essere alla ricerca, in realtà, di una parte del suo ego che si era disgiunta già dal primo incontro con Tyler, ovvero se stesso. Dopo la più sconcertante rivelazione di Fight Club, il narratore prova ad arrestare il progetto che lui stesso ha creato; ma ormai è troppo tardi. L’unica azione che può compiere è quella di rinunciare alla parte più violenta di sé, sparandosi, e tornando quindi integro.

Fight Club
Fight Club

RECENSIONE FIGHT CLUB – Il cast di Fight Club, formato da Brad Pitt (Tyler Durden), Edward Norton (il narratore) ed Helena Bonham Carter (Marla Singer), dà un’ottima prova di se stesso. Trasmette egregiamente il senso di nevrosi, provocato dalla società capitalistica, e la distruzione dei rapporti umani data dal consumismo. Grazie alle buone prove attoriali, Fight Club sarà un vero trampolino di lancio per il cast. Edward Norton riuscirà a entrare nel circolo dei divi di Hollywood; al quale stava già accedendo grazie all’interpretazione precedente in American History XBrad Pitt toglierà ogni dubbio a chi lo credeva solo un attore di bell’aspetto; nonostante le già buone interpretazioni in Seven e in Intervista con il vampiro. Mentre per Helena Bonham Carter è il primo film degno di nota e l’ultimo prima dell’avvio delle cospicue collaborazioni con Tim Burton.

E che dire di David Fincher, che, dopo il successo di Seven, torna a collaborare con Pitt in una pellicola angosciante, cruda e terribilmente vera qual è Fight Club. Il regista ci regala riprese poetiche e convincenti sia quando si perdono nell’azione violenta che quando introducono tematiche drammatiche e che stimolano alla riflessione. Le ambientazioni scelte da Fincher per Fight Club sono cupe e demoralizzanti e le strutture di una fatiscenza che corrisponde in toto a quella umana. La colonna sonora di Fight Club, realizzata da The Dust Brothers, fa da sfondo alle sequenze del film, anche se la canzone impressa nella mente dei più è quella conclusiva; la celebre Where Is My Mind? dei Pixies.

 

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