Duke – Il ritorno dei Genesis

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E’ il 1980.

Dopo una pausa di circa 3 anni da And then there were threePhill CollinsMichael Rutherford e Tony banks tornano con quello che molti fan dei Genesis considerano l’ultimo album prog del gruppo.

I Genesis avevano ormai raggiunto la fama internazionale dopo il tour di And then there were three. La vita dei musicisti a seguito del tour era cambiata: Collins passò gli anni di pausa a salvare il suo matrimonio, a registrare demo per il suo album di debutto (Face value, 1981) e collaborare con Peter Gabriel, che proprio nel 1980 pubblicò il suo terzo album omonimo.

Rutherford e Banks pubblicarono i loro album solisti, rispettivamente Smallcreep’s day A curious feeling. L’avventura Genesis era ben altro che finita, i 3 quindi si incontrarono nel 1979 per registrare le Demo.

Genesis

Originariamente l’album venne concepito come una lunga suite comprendente Behind The Lines, Duchess, Guide Vocal, Turn It On Again, Duke’s Travels e Duke’s End, ma il gruppo decise di non intraprendere questa strada per via della scelta troppo anacronistica per il tempo.

Abbiamo, oltre alle canzoni della suite, 2 composizioni individuali a musicista: l’album presenta infatti le prime composizioni di Collins prima del suo debutto solista, nonché presenta la conferma che Banks e Rutherford rimangono i compositori veterani del gruppo.

Il sound generale presenta l’inizio di un avvicinamento a delle sonorità piu volte al pop, mantenendo però il livello tecnico che da sempre ha contraddistinto i Genesis. Viene inoltre usato lo stesso sintetizzatore di Peter Gabriel 3 che restituisce il tipico suono di inizio anni 80.

Genesis

Duke rappresenta inoltre il consolidamento del trio dopo l’abbandono di Steve Hackett nel 1976, confermando la composizione di And then there were three. Con Duke abbiamo un suono piuttosto bilanciato tra il pop e il barocco: pop nei brani Please don’t ask e Misunderstanding (Phill Collins), barocco invece nei brani Heathaze e Cul de sac a opera di Banks.

Peculiare è la scelta di legare l’album con un motivo comune cioè il duke medley che ci accompagna da Behind the lines fino a Duke’s end.

La suite originale infatti, sopravvissuta fino alla fase di registrazione, si rivela infatti ciò di quanto più coerente al lavoro dei Genesis, diventando la “Supper’s ready” del 1980 (Ndr: suite apparsa in Foxtrot del 1972).

Momento clou della suite è senz’altro la sequenza di assoli che accompagna il testo di Guide vocal, che qui viene espanso e reso più drammatico e teatrale. Questo stesso medley veniva inoltre suonato durante i concerti venendo presentato come la storia di Albert, nientemeno che il personaggio in copertina.

A differenza dei precedenti album, l’ascolto di Duke è consigliato con un approccio cauto: la nuova impostazione del trio è infatti facilmente fraintendibile per via del suddetto avvicinamento al pop che può stranire i fan storici del gruppo.

Oltre la superficie però, Duke si rivela un must per l’evoluzione discografica dei Genesis e per l’ascolto dei lavori della stessa band, un album più maturo e ragionato rispetto al primo esordio a tre teste che dimostra ancora una volta quanto il trio inglese, nonostante il successo e la “commercializzazione”, potesse dare con gli schemi del progressive rock.

Genere: Progressive Rock
Anno pubblicazione: 1980

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