Twin Peaks 3: Recensione 03×07/03×08

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Come nell’immagine sopra, domenica notte anche il mio cervello è esploso, nel tentare di immagazzinare la quantità di informazioni che scorrevano sullo schermo. Non è facile scriverne. Una puntata gigantesca. Un enorme esperienza. Le origini della mitologia di Twin Peaks vengono rivelate. Distruzione e creazione si mescolano sullo schermo combinandosi con l’irreale, il tutto espresso nella forma più pura del cinema, quella audiovisiva. Mi ritengo fortunato di esser stato testimone, indubbiamente, di una delle sequenze più belle della storia della televisione. Il revival di David Lynch si dimostra essere un punto d’incontro di ogni elemento, sia tematico che visivo, che ha caratterizzato nel tempo la filmografia del regista.

Di seguito proverò a dare una mia personale versione di ciò che ci è stato mostrato, frutto anche di discussioni e confronti con amici e nel web.

L’inizio è lineare, veniamo catapultati in macchina con Bad Cooper e Ray appena evasi di prigione, in viaggio nella notte verso un luogo che loro chiamano “la fattoria”. Bad Cooper vuole le informazioni per cui ha tirato fuori Ray dalla cella, ma quest’ultimo non è disposto a concedergliele gratuitamente, e fermatosi un attimo con la scusa di urinare, minacciato, riesce prontamente ad uccidere il doppelganger sparandogli con due colpi di pistola (si nota un effetto visivo simile a quello visto allo sparo della moglie del preside, che anche lei fosse posseduta in quel momento?). Qui cambia tutto. Dall’oscurità della foresta emergono improvvisamente ombre, fantasmi (gli stessi apparsi nella cella e nel corridoio dell’obitorio), alcuni di questi effettuano una specie di rituale su Bad Cooper imbrattandogli il volto con il sangue della ferita, mentre altri gli ballano intorno in cerchio. Dal petto di Cooper poi sembra fuoriuscire una placenta nella quale ci viene mostrato il volto ghignante dello spirito BOB. Terrorizzato dalla scena, Ray fugge in macchina e chiama Jeffries rivelandogli ciò di cui è stato testimone, confermandogli che forse il doppelganger potrebbe non essere morto.

Nel frattempo, al Roadhouse, vediamo esibirsi nientedimeno che Trent Reznor assieme ai suoi Nine Inch Nails (con i quali il regista aveva già collaborato nel film Lost Highway) e con i quali termina la parte “terrena” dell’episodio. Infatti calato il sipario alla Roadhouse veniamo riportati nella foresta, vicino al cadavere di Bad Cooper che vediamo rialzarsi improvvisamente, imperturbabile. A questo punto già ci vengono posti parecchi quesiti, ma non abbiamo il tempo per ragionarci, perchè il regista ci catapulta istantaneamente nel passato, è nello specifico al 16 luglio 1945, nel White Sands in New Mexico..

Qui una voce scandisce il countdown che porterà alla detonazione della prima bomba nucleare nel mondo. L’avvento del male. Una nuvola a forma di fungo si innalza nel cielo, veniamo attratti da essa e immersi al suo interno, accompagnati dalla malinconica musica di Krzysztof Penderecki. Mentre ci avviciniamo all’epicentro, assistiamo ad un indescrivibile combinazione di suoni e immagini, tanto belli quanto spaventosi. Impossibile non associare questa sequenza a quelle di capolavori visivi come 2001: A Space Odyssey di Kubrick, o The Tree of life di Malick. Ma mentre li i due registi immaginavano la centralità dell’uomo nell’universo e il mistero delle origini della vita, qui David Lynch ci mostra la sua personale visione della distruzione e della morte perpetuate dalla mano umana, e dell’infezione nel mondo causata da quest’ultima.

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Con un cambio di scena ci ritroviamo innanzi ad una stazione di servizio (Convenience store, già citata dal nano nella serie e indicata come luogo di abitazione degli spiriti, We lived among the people. I think you say, convenience store. We lived above it), gli uomini ombra o fantasmi qui appaiono e scompaiono, entrano ed escono dall’edificio.

Cambio scena, veniamo immersi nello spazio. Vediamo una creatura, simile a quella apparsa nel cubo a New York, galleggiare nel vuoto stellato, vomitando delle uova o forse delle cellule. Una di queste è marcia, nera, e riflesso su di essa ci viene mostrato il volto di BOB. Mentre fiamme ed esplosioni divampano sullo schermo, una strana sfera d’oro galleggia verso di noi, veniamo trascinati al suo interno. Si materializza davanti a noi una roccaforte eretta su una scogliera nel bel mezzo di un mare violaceo (probabilmente la stessa in cui è atterrato Cooper durante la sua fuga dalla Loggia). Entriamo all’interno di essa attraverso una fessura che ci conduce in una stanza. Dal grammofono presente su un tavolo possiamo dedurre che sia la stessa stanza in cui vediamo il Gigante assieme a Cooper nella prima puntata del revival. Su una poltrona è seduta una donna, improvvisamente da un cilindro installato all’interno della stanza parte quello che sembra un allarme elettronico e una luce inizia a lampeggiare. Appare allora il Gigante che preme un pulsante del cilindro spegnendo l’allarme. Dubito possa essere la tanto chiacchierata Loggia Bianca. Penso invece sia una specie di varco che possa condurre ad essa, o ad altre dimensioni, compresa la nostra.

Muovendosi lentamente, il Gigante passa per le varie stanze dell’edificio, dove al loro interno sono presenti altri cilindri. Cammina in un teatro, molto simile a quello presente nel film esordio Eraserhead. Su uno schermo presente all’interno e grazie ad un proiettore, assiste alla stessa esplosione nucleare di cui noi siamo stati testimoni. Quando il proiettore si ferma sull’immagine dell’uovo/cellula con il volto di BOB , il gigante appare turbato e improvvisamente comincia a librarsi nell’aria. Sopraggiunge anche la donna che entra nel teatro e assiste alla fuoriuscita di polvere dorata dalla testa del gigante. Dalla polvere si forma una sfera d’oro o forse un uovo. Al suo interno vediamo l’angelico volto di Laura Palmer, forse generata dal Gigante decenni prima della sua nascita per estirpare il male o BOB stesso (ricordiamoci che il concetto spazio/tempo non è lineare all’interno della loggia/dimensione). La donna la prende a se, e dopo averla baciata la rilascia nel’aria. La sfera viene aspirata poi da un tubo, attraverso il quale la vediamo essere poi inviata sulla terra attraverso lo schermo (nello specifico in Nord America).

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Cambio scena. Deserto del New Mexico. Dal 1945 il tempo scorre fino ad arrivare al 56. Un altro uovo, molto più piccolo, si schiude. Da esso fuoriesce una strana creatura, un abominevole scarafaggio alato, forse proprio BOB, che si allontana strisciando nel deserto. Di nuovo un cambio scena, torniamo alla stazione di servizio (convenience store), dove vediamo una coppia adolescente alla loro prima uscita. La ragazza trova un penny sul terreno, rivolto dalla parte della testa, affermando che le porterà fortuna. Non può immaginare quanto. Nel frattempo dal cupo deserto appare un ombra/fantasma accompagnata da un suono radioattivo, il Woodsman (Robert Broski) ricalca quasi totalmente la figura orribile dell’uomo/mostro presente in Mulholland DriveQuest’ultimo lo vediamo raggiungere una stazione radio nel bel mezzo del deserto. Nella città vicina, la ragazza “fortunata” citata poco fa, un meccanico di auto e una cameriera stanno ascoltando la canzone trasmessa dalla stessa stazione radio. Il Woodsman entrato all’interno dell’edificio chiede ad una receptionist “Hai da accendere?” prima di comprimerle la testa con una sola mano, schiacciandogliela. Subito dopo raggiunge il disc jockey facendolo fuori nella medesima brutale maniera, non prima di aver recitato in onda radio una specie di poesia This is the water. And this is the well. Drink full and descend. The horse is the white of the eyes and dark within. Nell’ascoltare il messaggio radiofonico, il meccanino e la cameriera (tra l’altro simili nell’aspetto al Gigante e alla Donna citati prima) assieme alla ragazza “fortunata” cadono addormentati. Rivediamo l’abominevole insetto raggiungere la stanza in cui dorme profondamente la giovane ed entrarle nella bocca. Forse abbiamo assistito alla prima possessione di BOB. Dopo aver predicato il suo messaggio, il Woodsman scompare nel deserto notturno, nella cui oscurità si percepisce uno strano suono, che sembra essere il nitrito di un cavallo. Titoli di coda. Due settimane di pausa per rielaborare il tutto.

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RECENSIONE
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Nato a Perugia nel 1992. Dopo la visione del film "il cacciatore" e l'esperienza vissuta con "2001 odissea nello spazio" mi sono scoperto innamorato del cinema e delle sue infinite componenti.