Il Riccardo III di Goold, l’eroe negativo che sa di Trump e… di brexit

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Il 6 e 7 febbraio straordinariamente in alcune sale cinematografiche italiane, è approdata l’opera teatrale Riccardo III scritto dal genio di William Shakespeare e portato in scena dal regista Rupert Goold.

Nei panni dello spietato re c’è Ralph Fiennes, l’attore britannico pluripremiato che in questa avventura teatrale è riuscito a catturare ancora più ammirazione: al suo fianco la bravissima Vanessa Redgrave, nei panni della regina Margherita. Le difficoltà di riportare in scena l’ultima delle tragedie di una tetralogia storico-politica ben nota, non sono nemmeno da elencare: nonostante ciò il risultato andato in scena all’ Almeida Theatre di Londra, è senza dubbio un mix di contemporaneità e storicità.

L’opera risale presumibilmente ai primi anni Novanta del ‘500, e molti di noi la ricordano per la frase emblematica pronunciata dal monarca Riccardo III: “Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”. Ma la trasposizione di Goold va oltre ogni possibile interpretazione sociopolitica: nell’intervista che è possibile vedere prima dell’inizio dell’opera, il regista si dimostra quasi modesto nell’affermare l’incastro perfetto del debutto dell’opera all’Almeida Theatre con il fenomeno discusso della brexit. Meno casuale invece risulta il riferimento ai grandi despoti della storia e, nello specifico contemporaneo, il legame di Riccardo III con il neo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Nelle due ore e mezzo in cui, comodamente seduti al cinema, gli spettatori possono godere delle capacità interpretative di Ralph Fiennes e dell’intera compagnia di attori, si manifesta a gradi una critica politica che, dalla Guerra delle due Rose ad oggi, risulta essere sempre estremamente attuale.

Ralph Fiennes congiunto al regista Rupert Goold, traccia il profilo del protagonista dell’omonima opera shakesperiana: l’eroe negativo per eccellenza, fratello del re, con una smania di conquista e di potere che lo porta a macchiarsi le mani (e l’anima) del sangue dei parenti più prossimi e dei confidenti più fedeli. La salita al trono d’Inghilterra è questo: una carneficina intrisa di ipocrisia e di volti ingannevoli, che rendono l’ascesa di Riccardo III più facile.

Il risultato finale avvertito alla fine della proiezione è questo: una consapevolezza maggiore di quanto la storia e i drammi di Shakespeare, per quanto lontani (e a volte sconosciuti) possano essere, risultino fondamentali per comprendere alcuni episodi contemporanei di cui noi ci rendiamo testimoni, a volte non così interessati.

Un totale giudizio positivo dunque nel complesso: i più grandi complimenti al regista Goold, anzitutto per il coraggio di intraprendere un’impresa tanto epica quanto difficoltosa; un applauso onesto all’osannato Ralph Fiennes che sa ancora sorprendere e mostrare capacità interpretative versatili e magistrali.

E un piccolo appunto finale per gli scettici che hanno saputo di questo evento teatrale proposto dai cinema straordinariamente, solo per due giorni, senza parteciparvi: abbandonate ogni pregiudizio o commento assorbito dai critici più intellettuali. Non occorre essere appassionati di storia, e nemmeno accademici incalliti: la curiosità e la passione per il cinema sono ingredienti sufficienti per dedicare due ore e mezzo del tempo alla visione appassionata di questo capolavoro teatrale che trasuda di attualità e… Di eroi spietati.

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