Buon compleanno Frank Miller!

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Il fumetto anglosassone ha due re. Il primo di questi è Alan Moore, nato nella terra di Albione e noto per essere un personaggio eccentrico, scorbutico e asociale. Il secondo sovrano è Frank Miller, americano del Maryland, uomo riservato ma pienamente integrato nel mondo del fumetto e del cinema a stelle e strisce. Se il primo è un sovrano distante e attorniato da un’aurea di mistero, il secondo è più aperto (non di tanto) e più abituato al confronto con il pubblico. Tra i due, probabilmente, il più adatto a ricevere un articolo di auguri per il suo compleanno è Frank Miller, poiché quasi sicuramente Alan Moore mi manderebbe a quel paese e tornerebbe nella sua gabbia dorata, mentre Frank mi stringerebbe la mano, mi ringrazierebbe per gli auguri e poi mi manderebbe a quel paese. Fatta questa doverosa premessa, con tutto l’amore che può provare un amante dei fumetti, dico: tanti auguri zio Frank!

Miller ha cambiato totalmente il fumetto americano, è il “padre putativo” di Batman e Daredevil, ed è il “padre biologico” di capolavori indipendenti come Sin City e 300. Il suo impatto sulla cultura della “nona arte” ha completamente cambiato l’approccio verso tantissimi canoni rappresentativi dei comics. Probabilmente, con il suo piglio rivoluzionario, è colui che ha permesso alla letteratura disegnata di entrare nel mondo del cinema. Infatti, quando nel 1988 la Warner Bros incaricò Tim Burton di dirigere una pellicola su Batman, il tempismo non era ingiustificato, ma ispirato, invece, dall’uscita nel 1987 di un albo fondamentale per la storia dell’uomo pipistrello, ovvero Batman:Anno uno. Il successo di questo albo destò nuovamente l’interesse dei media per i supereroi, ormai indeboliti dalla fine della Bronze Age, e fece capire alle grandi case di produzione americane che i tempi erano maturi per portare gli uomini in calzamaglia sul grande schermo (in questo discorso non rientrano i film del ’78,’80,’83,’87 su Superman, poiché Kal-el trascende i fumetti. Kal-el è un’ idea, oltre che un supereroe).

Tim Burton pur lasciando un’impronta del suo stile su Batman e Batman:il ritorno attinse a piene mani dalle opere di Miller. Da queste prese in prestito una Gotham ambigua, ormai non più arena in cui Batman detta legge, ma città complessa e piena di contraddizioni, ove il giusto e sbagliato convivono su un confine sottile. Riportando in auge la Gotham newyorkese del creatore Bob Kane (dove addirittura Bat usa la pistola), Miller permette a Burton di integrare il colorato mondo dell’uomo pipistrello degli anni ’60 e ’70 con quella visione più oscura, figlia delle origini, che poi diventerà il marchio del Batman moderno. Creando, così, un ponte tra le epoche e un film estremamente nelle corde burtoniane.

Appena un anno prima dell’uscita di Batman:Anno uno, Miller aveva proposto una visione di Batman davvero singolare. L’autore trasportò l’eroe in un futuro distopico che vede Bruce Wayne, ormai cinquantenne, combattere con l’amarezza e la vecchiaia, rimpiangendo un mondo che ormai non c’è più.  In un mondo in cui gli eroi sono scomparsi e Superman si nasconde per non influenzare il corso dell’umanità con la sua innegabile potenza divina, l’uomo pipistrello decide di rimettersi in gioco e di salvare Gotham e gli Stati Uniti da un inevitabile declino. La forte impronta politica e l’intelligente approfondimento della psicologia dei personaggi getta le basi per la rivoluzione che Miller porterà nel mondo di Batman. Difatti, tralasciando il periodo dei film di Joel Schumacher (Batman Forever e Batman&Robin),  che crearono un pessimo mix tra serie animata e un Batman premilleriano, Il ritorno del cavaliere oscuro e il suo seguito (Il cavaliere oscuro colpisce ancora), influenzeranno la mitologia dell’uomo pipistrello, talmente tanto, da monopolizzare l’intero immaginario collettivo sul personaggio.

Senza questi tre lavori (ormai quattro data la nuova serie in uscita ora in Italia) non sarebbe esistito quel capolavoro che è la trilogia di Christopher Nolan. Il regista di Inception , molto più di Burton, trasporta l’intero corpus milleriano dell’uomo pipistrello sul grande schermo. Il Cavaliere oscuro rinasce grazie a tali opere e all’ottimo lavoro di Nolan,  che si ispira per Batman begins a Batman:Anno Uno, mentre Il cavaliere oscuro e il cavaliere oscuro-il ritorno ripropongono molto lo spirito (soprattutto quello politico) della saga con protagonista un Batman cinquantenne .  Inoltre, Nolan inserisce con il Joker di Heath Ledger anche la famosa storia di Alan Moore The Killing Joke, che a sua volta si ispira al Batman di Miller. Questo per far intendere quanto sia importante il lavoro di quest’ultimo, dato che ha portato addirittura un altro grande autore a non stravolgere il lavoro svolto dall’americano (ed essendo un gigante poteva tranquillamente farlo). Anche il discusso BatmanvsSuperman prende molti elementi dal suo universo, come ad esempio lo scontro tra i due supereroi e l’armatura di Bat.

L’influenza di Miller sul mondo dei supereroi non si ferma all’uomo pipistrello ma continua fino a cambiare i connotati ad un altro grande supereroe,  questa volta di casa Marvel: Daredevil. L’impatto che Miller avrà sull’eroe di Hell’s Kitchen in un certo senso è anche maggiore di quello che sconvolse l’eroe di Gotham. Infatti, se Batman era già un’icona pop non si poteva dire lo stesso di Daredevil che faticava, come tutto il mondo dei fumetti in quegli anni, a superare il mondo dei soli fan. Miller renderà l’eroe cieco uno tra i più amati del mondo dei comics, lavorando magistralmente sulla psicologia di Matt Murdock come fece a suo tempo con i personaggi della DC. Donando carisma a Daredevil, Miller riesce a creare un personaggio più adulto, lontano dal colorato mondo di Spiderman, di cui fu anche autore di alcune storie. Il fatto, poi, che il diavolo rosso sia uno dei pochi personaggi della Marvel a non avere poteri e per di più disabile, porta a credere che il punto di forza del lavoro di Miller sui supereroi sia proprio la caratterizzazione dei personaggi che è degna di un grande romanzo. Inoltre, la creazione di Elektra, permette di introdurre una supereroina davvero complessa che non ha eguali in caratterizzazione e fascino. Ovviamente, il lavoro su Daredevil non passerà inosservato al mondo del cinema che, aiutato dal successo di Spiderman di Sam Raimi, deciderà di creare una pellicola sul diavolo rosso con protagonisti Ben Affleck, Jennifer Garner (protagonista anche di Elektra del 2005), Colin Farrell e Michael Clarke Duncan.

Pur non essendo un capolavoro, il film, intitolato semplicemente Daredevil, contribuirà ad allargare il filone hollywoodiano dedicato ai supereroi. La pellicola ovviamente è ispirata tantissimo al lavoro di Miller ma non riuscirà a recepirne tutta la grandezza. Tale lavoro però verrà recepito meglio dalla serie di Netflix dedicata a Daredevil, la quale diventerà un vero e proprio capolavoro del genere.

La lunga carriera di Miller non si ferma ai supereroi, ma conta molte opere indipendenti di grande spessore. Tra queste spiccano sicuramente Sin City e 300 che riporteranno l’autore nel mondo del cinema con un ruolo decisivo , dopo le brutte esperienze come sceneggiatore di Robocop 2 e 3, ove, a detta di Miller,  non furono accolte nessuna delle sue idee. Entrambe le trasposizioni cinematografiche delle opere indipendenti sono diventate con il tempo dei veri cult. Il primo film di Sin City del 2005 -diretto da Robert Rodriguez con il supporto dello stesso Miller, alla sceneggiatura e alla regia, e con la special guest Quentin Tarantino– ha davvero entusiasmato pubblico e critica con il suo spirito pulp e noir. Nel 2014 il team ritorna sul sequel dal titolo Sin City-una dama per cui uccidere che fu, ad onor del vero, un grande flop sia per la critica che per il pubblico.

300 è forse l’opera cinematografica con cui Miller ha avuto più successo. In collaborazione con Zack Snyder porterà al cinema una delle sue storie più belle, in cui il suo tratto stilistico diventa ancora più iconico. Pur non riuscendo appieno negli intenti, essendo un film visivamente meraviglioso ma troppo grottesco nei dialoghi e nella recitazione, la pellicola fu record d’incassi nel 2007, superando i quattrocento milioni di dollari. Il successo fu bissato nel 2014 dal sequel 300-l’alba di un impero, che pure fu stroncato dalla critica, ma superò i trecento milioni di dollari.

Nel 2008 ha l’occasione di lavorare ad un film tutto suo e l’impresa è davvero ardua. Il film si propone di portare al cinema The Spirit, personaggio creato nel 1940 da uno dei padri del fumetto statunitense Will Eisner. Il film, purtroppo per Miller, fu davvero un flop, stroncato da critica e pubblico, non riuscendo neanche a rientrare dei soldi del budget. Bisogna anche dire che la pellicola fu danneggiata dai numerosi tagli e censure.

Al momento, dopo un lungo periodo di malattia, Miller è tornato a lavoro. Attualmente è in corso d’opera il nuovo capitolo del cavaliere oscuro Dark Knight III:Master Race (In Italia sono disponibili i primi 5 numeri) e non è previsto un immediato ritorno nel mondo del cinema.

Frank Miller è davvero un sovrano del regno dei fumetti e uno degli artefici della diffusione dei comics in altri canali d’intrattenimento. Il suo lavoro gli ha permesso di entrare a pieno merito nella cultura pop. Seppur non raggiungendo gli stessi traguardi nel mondo del cinema ha comunque dimostrato di poter trasferire la sua arte anche in contesti diversi da quello della carta stampata, poiché il suo stile noir, pulp e crudo è riconoscibile tra migliaia di opere. Per tutti questi motivi Frank Miller merita i nostri migliori auguri, li merita perché ha fatto il suo lavoro con passione, estro e originalità.

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