The Exorcist – Recensione

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                                                                       “Come ti senti?” “Alto come una montagna”

                                                                                                                (Padre Marcus)


Da amante dei film horror, più cresco, e più mi pongo domande su cosa cerco da questo genere cinematografico. La qualità? La trama? Le prove attoriali? No, ogni volta la risposta è sempre la stessa, ovvero l’adrenalina dello spavento. Che sia una produzione di qualità o meno, che abbia una trama coinvolgente e complessa non basta spesso, ai film dell’orrore, a raggiungere il proprio obiettivo. Molti prodotti horror degli ultimi anni sono stati confezionati molto bene ma perdono in paura, consistendo solo di una suspance che non decolla mai, lasciandomi spesso con la sensazione che si ha dopo aver visto un thriller che un horror vero e proprio. Tra le ultime produzioni trasmesse ho atteso con una certa impazienza la trasposizione di Fox dell’Esorcista di William Peter Blatty, e curioso per il confronto con il capolavoro di Friedkin del 1973. La Fox già si era cimentata a produrre serie sul genere demoniaco, a volte con successo- come accaduto con la seconda stagione di American Horror Story–  altre con meno come ad esempio Outcast, tratto da un bellissimo fumetto ma che manca del terrore a cui questo genere ci ha abituato. La serie, il cui titolo è semplicemente The Exorcist, ha debuttato in Italia il 31 ottobre ed è terminata con la decima puntata il 2 gennaio scorso, ha ricevuto delle buone recensioni ma non ha convinto appieno né critica né pubblico, registrando davvero pochi ascolti negli Stati Uniti. Anche in Italia la serie è stata accolta tiepidamente nonostante la invasiva pubblicità del colosso Fox che ha sfruttato, come prevedibile, il collegamento con il film del’73.

Dal mio punto di vista, secondo il ragionamento fatto ad inizio articolo, The Exorcist centra l’obiettivo a metà. Innanzitutto va detto che la serie beneficia molto delle interpretazioni di tre attori, vale a dire Geena Davis, Ben Daniels e Hannah Kasulka. La Davis, che interpreta Angela Race madre della famiglia protagonista, è per questa serie ciò che Jessica Lange fu per AHS, infatti, sorvolando su alcune somiglianze tra le due- tratti simili, premiate con l’oscar nello stesso decennio-  La Davis diventa il fulcro della serie per curriculum, ingaggio e trama. Bisogna dire che la sua performance non dispiace, anche se spesso risulta strana per i numerosi interventi di chirurgia plastica a cui l’attrice si è sottoposta (altro tratto in comune con la Lange), ma in generale è risultata credibile per buona parte dello show migliorando significativamente di pathos nella seconda parte.

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Altra performance attoriale che ha dato un contributo alla serie è quella di Ben Daniels, magnetico nei panni di Padre Marcus (ottimo il doppiaggio di Massimo Lodolo), l’attore britannico è apparso anche nell’ultimo film tratto dal mondo di Star Wars (Rouge One), e in questa serie ha davvero costruito un personaggio solido, un Constantine che finalmente ha deciso di farsi prete. Lui e Hannah Kasulka danno vita alle scene più significative dello show che senza avrebbe perso ancora di più qualità. L’attore riesce a donare carisma al personaggio con i suoi lineamenti e il suo portamento, creando probabilmente l’unico vero personaggio degno di nota della serie.

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Hannah Kasulka invece è la ragazzina impossessata della serie (Casey Rance), e forse quella che aveva più pressioni data l’icona pop donataci da Linda Blair. L’attrice rende bene la parte, sia nelle scene drammatiche in cui lotta col demonio Pazuzu,con dialoghi che la inducono a soccombere al potere che schiaccia la sua anima, sia in quelle di delirio e possessione.

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Le uniche scene in cui si prova adrenalina e terrore è quando la ragazza è al centro della scena, e Hannah Kasulka rimane all’altezza, o perlomeno giudicate voi:

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Oltre a quanto detto di queste tre prove attoriali, in generale la serie procede piacevolmente ma senza entusiasmare. La prova di Alfonso Herrera nei panni del prete protagonista con crisi di coscienza ed innamorato di una vecchia fiamma non convince in pieno, privando la serie di un personaggio importante.  Le performances degli altri attori di contorno sono d’ordinaria amministrazione privati anche da un mancato approfondimento della psicologia dei personaggi da parte della sceneggiatura.

L’oscillare della serie tra le categorie “buon prodotto” e “dimenticabile” non è certo aiutato dalla trama parallela ideata dallo sceneggiatore Jeremy Slater, che oltre a prevedere la classica possessione di una ragazzina, delinea una fitta rete di eventi scaturiti da una presunta coalizione di demoni che possedendo i cittadini, cerca di mettere in atto un piano per assassinare il Papa, in visita a Chicago. Proprio questa parte della trama è la più debole dello show, infatti se la trasposizione si fosse limitata a riportare solo la storia della famiglia Rance probabilmente avrebbe avuto una maggior coerenza con lo spirito della storia. Inoltre il creatore Jeremy Slater ha sostenuto che la serie probabilmente, se continuerà (dato che non è ancora stata confermata una seconda stagione), avrà una struttura semi-antologica, nel senso che la storia della prima stagione si conclude, ma non è escluso che alcuni personaggi possano tornare nei capitoli successivi. Alla luce di ciò sembra ancora più improbabile la sotto trama prima descritta, che sembra messa giusto per allargare lo show, mentre, essendo antologica, poteva tranquillamente concentrarsi sulla storia originale e cercare di aggiungere qualcosa alla complessa vicenda creata da Blatty. Altro difetto rispetto ai lavori precedenti (sia per quanto riguarda l’Esorcista che altri film sul tema) è la fredda trasposizione del fattore religioso e mistico, pur essendoci numerose scene in cattedrali, pur citando la Bibbia innumerevoli volte, pur delineando alcune caratteristiche del credo cattolico la serie non riesce a trasmettere quell’aurea di mistico che ha il film originale e neppure quella di altri film come The exorcist of Emily Rose, che pur essendo più un legal-Thriller riesce a rendere onore al genere.

Sul piano visivo, The Exorcist sembra impostata come una normale serie tv senza molte pretese, le scene sono quasi sempre scure alternate da colori gelidi e colori caldi che scandiscono le scene in cui si è nel freddo mondo di Chicago e quelle in cui il demonio appare, espediente talmente evidente da risultare stucchevole. Oltre a questo giudizio in generale, bisogna dire che ci sono alcune scene davvero coinvolgenti come ad esempio quelle che rappresentano i flashback di Padre Marcus in Sud America, in uno dei suoi tanti viaggi da esorcista. Proprio con uno di questi flashback si apre la serie, regalando allo spettatore l’unica vera citazione al film del ’73, ovvero la famosissima colonna sonora della pellicola, che nelle puntate successive verrà sostituita da un opening originale. Alcune scene vengono, poi, valorizzate anche dalla soundtrack, come nel caso della quarta puntata in cui la preparazione dell’esorcismo è accompagnata dalla bellissima canzone di Shirley Ann Lee “There’s a Light”, risultando estremamente riuscita. Infine risultano coinvolgenti anche le scene dell’esorcismo finale,quello del lago, e l’aggressione in metro, in cui oltre ad essere coinvolti si ha anche una buona dose di paura.

Escluse queste poche eccezioni, comunque la messa in scena non coinvolge, riducendosi al livello di qualsiasi serial drammatico senza pretese.

Per tutti questi motivi, la serie non mi è dispiaciuta, ma se vi aspettate qualcosa all’altezza del film allora rimarrete delusi. I punti di forza sono pochi e la serie va guardata con leggerezza senza pretese. Punto a favore è la auto conclusione a cui giunge questa prima stagione che permette di vederla senza dover aspettare altre stagioni che al momento sembrano bloccate dalla produzione Fox. Detto questo, v’invito a mettere su il dvd del film del 1973 e di godervi la botta di paura che porta con sé.

 

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